ADHD e Terapie Digitali: Prospettive

ADHD e Terapie Digitali

Sommario

Questo articolo è un parziale adattamento del webinar che abbiamo tenuto sul tema il 23 Aprile 2021. Clicca qui per rivedere la registrazione.

ADHD: Diagnosi in crescita, anche tra gli adulti

Da qualche anno si sente dire, anche nei media generalisti, che le diagnosi di ADHD (Disturbo da Deficit Attentivo e Iperattività) sono in aumento. In effetti, l’ADHD è un disturbo che possiamo considerare comune.

Dal momento che l’ADHD è una condizione eterogenea e può presentarsi con diversi sintomi a seconda dell’individuo, c’è grande variabilità nelle stime di frequenza dell’ ADHD nella popolazione. Dati recenti attestano una prevalenza mondiale del 5% nella popolazione infantile e del 2.5% nella popolazione adulta. Secondo il Center for Disease Control and Prevention, l’agenzia nazionale per la salute pubblica negli Stati Uniti, ci sono attualmente più di 6 milioni di persone affette da ADHD nel mondo.

Noi di Restorative ci occupiamo di ADHD dal punto di vista della ricerca e della clinica da diversi anni. In questo articolo, cogliamo l’occasione dell’ampliamento della certificazione del nostro dispositivo per la riabilitazione cognitiva MindLenses alla popolazione con ADHD per parlare di questo disturbo e di alcune nuove opzioni di trattamento emerse dalla ricerca sulle terapie digitali.

Cos’è l’ADHD e come si manifesta

Il nome stesso dell’ADHD è indicativo della sua presentazione clinica prevalente,  caratterizzata da deficit di attenzione e/o iperattività di vario grado.

Disturbo spesso molto più eterogeneo di quanto le migliori diagnosi riescano a catturare, l’ADHD presenta una elevata co-morbidità (fino al 60-70%) con altri disturbi del neurosviluppo (per esempio con i disturbi specifici dell’apprendimento) o condizioni psichiatriche (per esempio la depressione) – cosa che contribuisce a rendere la diagnosi di ADHD particolarmente complessa. L’ADHD è considerato un disturbo del neurosviluppo che può perdurare in età adulta, nella quale non di rado i sintomi classici si evolvono, sfociando in altri disturbi: un adulto con ADHD, nel corso della sua vita, avrà 6 volte la probabilità di sviluppare un altro disturbo psichiatrico e/ o cognitivo.

Spesso, il sospetto di ADHD comincia quando un familiare o un insegnante rilevano sintomi come l’incapacità di stare seduti per un tempo anche breve, la difficoltà di attenzione e concentrazione e altri disturbi comportamentali nel campo dell’impulsività, che interferiscono con le attività quotidiane e scolastiche.

La classificazione dell’ADHD: I profili clinici

Profili Clinici ADHD

Tradizionalmente si riconoscono nell’ADHD tre categorie di sintomi: il disturbo di attenzione, quello di iperattività e quello di impulsività. La loro combinazione definisce tre profili clinici  o “sottotipi”, poi ulteriormente descrivibili in base alla loro severità (lieve / moderato / grave.) Vediamoli di seguito.

Il profilo Inattentivo presenta almeno 6 sintomi di inattenzione (ma meno di 6 sintomi di iperattività/impulsività), persistenti da almeno 6 mesi; è il sottotipo con maggior prevalenza nella popolazione, anche se spesso viene sotto-riportato. Può riportare tratti di ipo-attività, sonnolenza, e tempi cognitivi “rallentati”. Nell’ADHD inattentivo, il deficit di attenzione inizia tipicamente perché l’individuo perde interesse nell’attività che sta svolgendo (distraibilità “interna”).

Il profilo Iperattivo/Impulsivo presenta almeno 6 sintomi di iperattività/impulsività (ma meno di 6 sintomi di inattenzione), persistenti da almeno 6 mesi. Le caratteristiche cliniche comprendono solitamente iperattività, impulsività, loquacità, disinibizione, disorganizzazione e scarsa pazienza.

Il profilo Combinato presenta tutte le caratteristiche:  almeno 6 sintomi di iperattività/impulsività e almeno 6 sintomi di inattenzione, osservati per almeno 6 mesi. Le caratteristiche cliniche spesso sono riassunte nella scarsa attenzione al dettaglio, nella difficoltà nella pianificazione e nel ricordare ciò che viene chiesto di fare, e in una generale disorganizzazione delle proprie azioni. Nell’ADHD combinato, il deficit di attenzione origina perché il soggetto viene facilmente distratto da altri stimoli che entrano nella sua sfera di consapevolezza (distraibilità “esterna”). Lo “spot attenzionaletroppo ampio dei soggetti con ADHD Iperattivo/Impulsivo, così come di quelli con ADHD Combinato, impedisce la focalizzazione su uno stimolo per un tempo sufficiente allo svolgimento di un compito.

Il profilo neuropsicologico dell’ADHD

Importantissime per la neuropsicologia dell’ADHD sono le funzioni esecutive, processi neurocognitivi che possono essere informalmente descritte come la capacità di prevedere nel futuro le conseguenze dei nostri comportamenti e di organizzare le nostre azioni per raggiungere obiettivi futuri.

In particolare, i deficit delle funzioni esecutive che riguardano l’inibizione e la pianificazione sono considerate prevalenti nei sottotipi Iperattivo/Impulsivo e Combinato. Nel sottotipo Inattentivo, invece, si considerano prevalenti i disturbi esecutivi riguardanti la working memory un tipo di memoria che permette di mantenere e manipolare le informazioni.

Altra caratteristica importante dell’ADHD sono le disfunzioni dei meccanismi di rinforzo, ai nei quali il soggetto con ADHD presenta un risposta alterata preferendo il rinforzo immediato su quello futuro.

Fig. 1 Circuiti neurali coinvolti nell’ADHD

A livello neurobiologico, i più importanti circuiti neurali alterati in varia misura nell’ADHD sono il circuito dell’attenzione esecutivo-centrale, i circuiti fronto-cerebellare e parieto-cerebellare, e il circuito della dopamina, legato alla motivazione, alla gratificazione e all’attesa del piacere.

Quali Terapie Digitali Sono Disponibili Per L’ADHD?

Qual è la migliore terapia per l'ADHD?

Molti interventi comportamentali classici per il trattamento dell’ADHD si basano sulla modulazione delle funzioni esecutive. Per esempio, in classe, si cerca di ridurre le situazioni in cui il bambino può mettersi in difficoltà o di aumentare la supervisione: in questo modo, si aggiunge un surplus di attività inibitoria alle funzioni esecutive carenti.

Altri interventi comportamentali agiscono sui sopra citati circuiti dopaminergici, che sono anche il target di molte delle terapie farmacologiche in commercio.

Arriviamo finalmente agli interventi terapeutici che si sviluppano attraverso l’ausilio del digitale (tablet, videogiochi eccetera.) Negli anni, è stato appurato che gli interventi digitali specifici per funzione cognitiva – come il working memory training e il neurofeedback – non sono efficaci. Al contrario, interventi di stimolazione cognitiva digitale più estesa e ad ampio raggio mostrano effetti più significativi.

Uno dei primi esempi di questo secondo tipo di intervento, pubblicato nel 2013 sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, è il NeuroRacer, videogioco multi-tasking (1). Il videogioco consiste nel guidare una macchina virtuale svolgendo contemporaneamente altre attività, che coinvolgono le funzioni esecutive, l’attenzione divisa, il network esecutivo centrale e i network dell’attenzione dorsale e ventrale. Questo training multi-tasking, rispetto a training su task singola, ha effetti positivi sulle singole funzioni, diminuendo i costi cognitivi richiesti dall’esecuzione dei singoli task. Gli effetti positivi sono mantenuti fino a sei mesi e in maniera osservabile anche a livello neurofisiologico (studi con elettroencefalogramma).

Un’ulteriore evoluzione di questo approccio è quello che combina i videgiochi multi-tasking alla neuromodulazione con adattamento prismatico, svolta anch’essa su supporto digitale. L’adattamento prismatico, infatti, agisce sull’organizzazione spazio-temporale, una componente importante della disorganizzazione esecutiva tipica dell’ADHD. Ecco quindi che nasce lo spazio per nuovi ausili terapeutici per l’ADHD, non alternative ma complementari alle terapie comportamentali o farmacologiche, dei quali le nostre MindLenses sono un esempio.

Come faccio a sapere se ho bisogno di una terapia digitale, per me,per un mio caro o per il mio bambino?

Il nostro primo consiglio sarà sempre di rivolgersi a un bravo professionista. Nella nostra esperienza, non è raro sottostimare il disturbo – imputandolo a capricci nel caso dei bambini o a stress o stanchezza nel caso degli adulti.

Se sei un familiare di una persona con ADHD, puoi scaricare qui un breve volantino su come funziona la terapia digitale con MindLenses Professional.

Se invece sei un professionista che tratta casi di ADHD e vuoi saperne di più sulla possibilità di interventi terapeutici digitali con MindLenses Professional, puoi prenotare un appuntamento con noi qui.

[1] Anguera, Joaquin & Boccanfuso, J & Rintoul, Jean & Claflin, Omar & Faraji, Farshid & Janowich, Jacki & Kong, E & Larraburo, Y & Rolle, Cammie & Johnston, E & Gazzaley, Adam. (2013). Video game training enhances cognitive control in older adults. Nature. 501. 97-101. 10.1038/nature12486.

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