NeuroCovid: Facciamo Chiarezza

La nebbia cognitiva è una delle conseguenze del cosiddetto NeuroCovid

Una “furia che attraversa tutto il corpo”: questa è l’espressione usata dalla rivista Science per descrivere il COVID-19 in un recente articolo sulla malattia [1].

È infatti ormai noto come il COVID-19 abbia in alcuni casi esiti multisistemici, che vanno ben oltre l’infezione polmonare. Tra gli organi coinvolti dalla “tempesta infiammatoria” scatenata dal SARS-CoV-2 c’è anche il cervello, che può essere raggiunto dal virus attraverso il bulbo olfattivo o per via ematica [2].

È proprio il coinvolgimento del cervello, e di tutti i sistemi ad esso collegati, che ha fatto coniare il termine “NeuroCovid”. Senza creare inutili allarmismi, vediamo insieme di cosa si tratta e quali opzioni terapeutiche abbiamo a disposizione.

Il NeuroCovid: Le conseguenze sul sistema nervoso centrale e periferico

Nei casi più gravi, l’infiammazione da NeuroCovid può portare a encefalopatie che possono dare origine a veri e propri ictus [3].

Non è raro tuttavia che anche i pazienti paucisintomatici colpiti da forme lievi della malattia siano interessati dai sintomi neurologici del COVID, tra i quali l’anosmia – la difficoltà a percepire gli odori – è il più noto a livello di sistema nervoso periferico.

A livello di sistema nervoso centrale, invece, possono verificarsi agitazione, confusione mentale, vertigini, cefalea (in aumento nella fascia di età più giovane), e atassia.

Il profilo cognitivo dei pazienti “NeuroCovid”

La cosiddetta nebbia cognitiva è una delle conseguenze più comuni del NeuroCovid

I sintomi neurologici del NeuroCovid si riflettono anche sul profilo cognitivo dei pazienti [4].

In particolare, sono stati identificati due tipi:

  • deficit cognitivo lieve, frequente anche nei pazienti paucisintomatici e caratterizzato da affaticamento mentale, lentezza cognitiva e difficoltà di concentrazione;
  • sindrome disesecutiva vera e propria, presente in circa il 33% dei pazienti [5] – ma si tratta con ogni probabilità di una sottostima – caratterizzata da nebbia cognitiva, disorientamento, difficoltà di pianificazione anche dei movimenti, con conseguenze a lungo termine nella vita quotidiana e lavorativa [6].

NeuroCovid: Quali strumenti per la riabilitazione cognitiva?

Quali sono dunque gli approcci terapeutici a disposizione di neurologi, neuropsicologi e specialisti della salute cognitiva?

In primo luogo, è essenziale una valutazione neuropsicologica ben condotta, con test specifici in grado di valutare in particolare le funzioni esecutive.

Per quanto riguarda invece la cura dei sintomi e la riabilitazione, particolarmente promettenti sono gli approcci che sfruttano le interazioni tra sistema nervoso e sistema immunitario, potenziando i circuiti parasimpatici per ridurre la tempesta infiammatoria e riabilitare il deficit disesecutivo. Questo tale effetto può essere raggiunto sfruttando la lateralizzazione emisferica [7], per esempio tramite la neuromodulazione con adattamento prismatico.

Da ultimo, particolare attenzione è da porre agli strumenti di riabilitazione, prediligendo quelli che, attraverso il digitale, creano per il paziente un’esperienza positiva e altamente tollerata e che meglio si adattano alle nuove esigenze di distanziamento sociale, portabilità e accessibilità.

Di NeuroCovid abbiamo parlato in un nostro recente Webinar con il Prof. Massimilano Oliveri, che si può rivedere su YouTube a questo link.

 

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